Oggi definiamo creativo tanto un cestino fatto a crochet quanto una campagna pubblicitaria, l’architettura di un edificio moderno e il piatto di un grande chef. Ma come nasce davvero un’idea creativa? E, soprattutto, la creatività è una capacità che si può imparare e allenare, o è solo un momento di furore mistico che investe il creativo e che non si può replicare?

Ci sono tante teorie sulla creatività, tante definizioni, di cui forse la più famosa è quella del matematico Henri Poincaré, per il quale non era altro che la capacità di unire elementi già esistenti per dare dei risultati nuovi e, soprattutto, utili:

“Un risultato nuovo ha valore, se ne ha, nel caso in cui stabilendo un legame tra elementi noti da tempo, ma fino ad allora sparsi e in apparenza estranei gli uni agli altri, mette ordine, immediatamente, là dove sembrava regnare il disordine […] Inventare consiste proprio nel non costruire le combinazioni inutili e nel costruire unicamente quelle utili, che sono un’esigua minoranza. Inventare è discernere, è scegliere […] fra tutte le combinazioni che si potranno scegliere, le più feconde saranno quelle formate da elementi tratti da settori molto distanti.” (Jules Henri Poincaré – Scienza e metodo)

È forse proprio l’aggettivo “utile” che fa la differenza tra l’ispirazione momentanea e l’atto creativo vero e proprio, che richiede studio, ragionamento e ha bisogno di un obiettivo.

Se vogliamo usare un modello per spiegare come si sviluppa un’idea creativa, ci viene in aiuto Graham Wallas, psicologo ed educatore inglese che, già nel 1926, insieme a Richard Smith, scrive The art of thought, nel quale descrive le fasi in cui si articola il processo creativo.

Anche se non è l’unico studioso a cercare di dare una definizione alla creatività, il suo modello è di sicuro uno dei più utili e semplici per capire quanto lavoro serva per elaborare un progetto creativo. Ecco allora le fasi di Wallas.

Il modello di Graham Wallas

FASE 1: preparazione

Questa è la fase in cui prendiamo in mano quegli elementi già esistenti di cui parlava Poincaré.

Raccogliamo informazioni, dati, captiamo gli stimoli. Mettiamo nero su bianco tutto quello che potrebbe tornarci utile nelle fasi successive, e, se la raccolta darà i suoi frutti, potremmo collegare in un modo nuovo.
Qui lavoriamo ancora sul ragionamento, sulle connessioni logiche o, se vogliamo dirla in un altro modo, con l’emisfero destro del cervello.

Imparate da tutto quello che vi succede, apritevi al mondo e raccogliete tutti gli stimoli che riuscite a ricavarne: non è detto che vi serviranno, o forse proprio lì dove non pensavate di trovare nulla potrebbe annidarsi il seme della vostra idea creativa.

Ecco due consigli pratici che vi possono aiutare in questa fase:

FASE 2: incubazione

Qui iniziamo con i tentativi, elaboriamo i dati e le informazioni che abbiamo raccolto nella prima fase, capiamo cosa funziona e cosa no ci facciamo tentare da qualche idea che sembra buona.
È il momento giusto per sbagliare, per confrontarsi con gli altri, per scartare e mettere da parte.
Idee per la fase di incubazione?

FASE 3: insight

Eccolo, l’Eureka, l’illuminazione, il momento in cui i due elementi noti si uniscono per creare una soluzione nuova.
E sì, qui è anche il momento in cui ci si emoziona, si fa un salto sulla sedia, ci si sveglia all’improvviso nel cuore della notte con la folgorazione. L’emisfero sinistro del cervello prende le redini.
Questa è la fase che spesso confondiamo con l’intero processo, ma non è l’ultima.

Come prendere il meglio da questa fase?

FASE 4: verifica

Torniamo rigorosi, metodici e non dimentichiamo che dopo aver lanciato un prodotto, aver partorito un’idea creativa, c’è un momento per verificarne l’utilità (ricordate la definizione di Poincaré da cui siamo partiti?).
L’idea può essere bellissima nella vostra testa, ma al confronto con la realtà potrebbe non reggere, non piacere: è difficile da accettare, ma è solo imparando dai propri errori che si può arrivare a una soluzione più innovativa, più utile, e più creativa.

Qualcosa su cui riflettere nella fase della verifica:

Rigore e libertà di pensiero

Dalle fasi del processo creativo abbiamo capito che la creatività non è il guizzo di un genio, ma un metodo di lavoro in cui si intrecciano pensiero convergente (quello rigoroso, dei dati e delle analisi) e pensiero divergente (quello non convenzionale, che fa collegamenti insoliti).

È importante allo stesso tempo lasciar fluire liberamente i pensieri (spesso le idee migliori vengono sotto la doccia, o mentre state guidando, non è vero?), ma anche imparare a incasellarli e darsi un metodo di lavoro, usare la razionalità, analizzare e misurare i risultati.

Quando sarete nel mezzo della ricerca di una soluzione creativa a un problema, probabilmente non riuscirete bene a distinguere i confini tra le varie fasi: dipende dal tipo di problema che dovete affrontare, dalle persone con cui lavorate, e anche, semplicemente, da come siete fatti voi.

 

Questo articolo è apparso per la prima volta su This MARKETERs Life.